
foto Tiscali
Mentre l’Italia tutta si interroga su quali impronte digitali prendere a cani e gatti per la sicurezza del paese tutto, mentre il momento di crisi si può aggravare, mentre al grido “il paese è tutto con me” il presidente compra Ronaldinho non dobbiamo dimenticare l’orrore dei fatti di Genova.
A farlo per noi è Nick Devis, giornalista del Guardian con il suo The bloody battle of Genoa, un articolo che dovrebbe far vergognare i politici italiani di allora e quelli attuali ( o forse erano gli stessi?), un articolo che rievoca ricordi brutti, bruttissimi di quel luglio maledetto.
Qualcuno di noi c’era a Genova in quei 4 stramaledetti giorni, qualcuno di noi ha visto, qualcuno di noi ha sentito, magari è stato anche sfiorato da manganelli e fumogeni, ma tutti e proprio tutti non dobbiamo, non possiamo staccare il cervello e farci invadere dal nulla!!!
Fifty-two days after the attack on the Diaz school, 19 men used planes full of passengers as flying bombs and shifted the bedrock of assumptions on which western democracies had based their business. Since then, politicians who would never describe themselves as fascists have allowed the mass tapping of telephones and monitoring of emails, detention without trial, systematic torture, the calibrated drowning of detainees, unlimited house arrest and the targeted killing of suspects, while the procedure of extradition has been replaced by “extraordinary rendition”. This isn’t fascism with jack-booted dictators with foam on their lips. It’s the pragmatism of nicely turned-out politicians. But the result looks very similar. Genoa tells us that when the state feels threatened, the rule of law can be suspended. Anywhere.
Dicono oltre manica, mentre noi…
Ah già dimenticavo, noi siamo quelli di Ustica, di Aldo Moro, di Peppino Impastato, di Calabresi, di Sindona, dell’Italicus, della stazione di Bologna…